Non ammesso a chi?

Ancora non sono stati pubblicati gli esiti completi (il Piemonte latita) che ecco dalla stampa la notizia che nei 100 quesiti ce ne sono 4 sbagliati, 18 con più risposte esatte e 16 malformulati.
38 quesiti sui 100 proposti non andavano dati, almeno secondo gli esperti.
Limitandoci ai 4 sbagliati dunque è possibile che vengano ammessi quelli che hanno risposto sbagliato (ma giusto secondo il ministero) ed esclusi quelli che han fatto giusto (ma sbagliato secondo il ministero).

Non c'è che dire, un bell'esempio di serietà e professionalità.
qui
, qui e qui gli articoli della stampa.

UPDATE: ore 18:00 scopro con rammarico che non sono tra i selezionati del Piemonte; scopro che far ricorso costa (per cominciare) 200 euri. Ore 19:00 decido che "chissenefrega", si fottano ministra e compagnia bella.

UPDATE2: qui, qui e qui altri articoli a riguardo.

24 ore: cronache di ordinaria burocrazia

Devo presentarmi alle 8 del mattino a Torino, liceo Berti; chi non si presenta è fuori, nessuna giustificazione e allora, per evitare contrattempi e levatacce, decido di partire ieri e dormire a Torino.
Alle 17 inizio a preparare la valigia, documento, indirizzi, penne biro nere, e quant'altro. Il treno parte da Novara alle 18:48, puntuale. Arrivo a Torino e raggiungo l'alloggio; niente TV, niente studio, solo un libro, trilogia di Magdeburg, mi addormento verso le 11, mi sveglio un paio di volte ma tutto sommato riesco a dormire.
6:40 suona la sveglia, mi preparo, rifaccio la mia valigia ed eccomi lì, alle 7:45 davanti alla scuola insieme a un centinaio di altre persone, tutte col cognome tra la G e la N.
Un'umanità varia, tutti in attesa del famigerato quizzone.
Entriamo alle 8, io sono al terzo piano, aula 13, con altri 17 "aspiranti" che non conosco; ci accolgono due docenti del Berti, reclutate a far sorveglianza al plico dei libroni, incelofanati e sigillati, in bella mostra con le loro copertine rosse, sulla cattedra.
Ci si guarda, si scambia qualche parola, si aspetta; le sorveglianti leggono e rileggono i loro fogli di istruzioni. Qualcuno azzarda qualche battuta, l'atmosfera tra noi si scioglie un poco.
Dopo mezz'oretta di attese l'identificazione: veniamo chiamati alla cattedra, consegnamo il documento, apponiamo una firma e riceviamo la "busta piccola": in questa busta c'è un cartoncino con un codice a barre, il nostro nome e la data di nascita, noi dobbiamosolo firmarla e annerire il pallino per la scelta della lingua straniera; c'è anche uno spazio per nome, cognome e data di nascita è lasciato in bianco ma una scritta sottolineata avverte che tale spazio NON va compilato se i dati stampati sono esatti; naturalmente ce ne sono 3 che non leggono e compilano comunque quella parte. (pensiero cattivo: ecco un primo criterio per selezionare, se compili senza nemmeno leggere come puoi aspirare a dirigere una scuola?)
Che fare ? agitazione dei candidati caduti in fallo, agitazione dei colleghi di sorveglianza, si cerca la dirigente o l'ispettore; noi intanto aspettiamo, chi legge il giornale, chi chiacchera, chi ripassa.
Il tempo scorre, i discorsi si fano più personali, si commentano le recenti uscite della ministra, volano commenti salaci, si vaga tra aula, corridoio e macchinette.
Attenzione…tutti dentro….devono contarci e sapere esattamente quanti nella fila A e quanti nella fila B. Veniamo contati da tre persone diverse e ciascuna conta due volte; conta anche qualcuno di noi poi passano all'aula successiva e ricomincia l'attesa.
Arriva trafelata (siamo al 3 piano) un'altra signora che intima alle sorveglianti di far togliere tutto dai banchi: non è permesso a nessuno ripassare. Sguardi interrogativi tra noi, mormorii; sembra che un candidato di un'altra aula abbia lamentato che lui non poteva ripassare e dunque non era possibile farlo per nessuno. Sono incredulo, ciascuno di noi ha liberamente scelto se portarsi o no da ripassare; se, come me, hai scelto di non portarti nulla, di non ripassare, devi comunque rispettare chi vuole farlo fino all'ultimo; e poi, vista la mole di quiz, dubito che questo possa fare qualche differenza. Bah!
Tempo che scorre, gente passeggia per i corridoi, piccoli capannelli che chiaccherano. Chiedo il permesso di leggere il mio libro, con malcelata ironia invito sorveglianti e colleghi a verificare che non nasconda foglietti. Concesso. Il libro mi aiuta a non pensare, ogni tanto qualche discorso più interessante di altri mi distrae ma riesco a non pensare a quello che succede, non devo farmi venire il nervoso. Attendere pazientemente…conservare le energie.
Tempo che scorre…si commentano le istruzioni che nel frattempo ci hanno consegnato.
Ci consegneranno il librone, con tutte le 5700 domande, un foglio a lettura ottica: 4 pallini, opzione A,B,C o D, su 4 colonne per 25 righe, numerati progressivamente da 1 a  100; ben visibile su un fianco la lettera che identifica la fila e le istruzioni per annerire bene il pallino; sbarrare, spuntare o crocettare non vale! annerire. per bene.
Su un altro foglio ci saranno, sempre numerati da 1 a 100, i numeri delle domande scelte.
Operativamente: prima leggi il numero della domanda sul primo foglio, poi sfogli il librone per trovare la domanda, la leggi, leggi le 4 possibili risposte e riporti la lettera che ritieni giusta annerendo il pallino corrispondente sull'ultimo foglio. Due passaggi da fare con cautela visto che ci sono solo corrispondeze tra numeri. Eppure dovrebbero conoscere il trucchetto di inserire uno sfondo a righe alternate per facilitare la scrittura; evidentemente no. E se mi sbaglio nel riportare un pallino? peggio per me. Nessun errore è sanabile. "Fate la minuta sul foglio delle domande" suggerisce qualcuno, poi però ci vuole il tempo di riportare le risposte sul foglio a lettura ottica. Pennarello ? No. riportare dalla minuta in biro richiede 3-4 secondi, anche 5 se riguardi la lettera per non sbagliare; sono 8 minuti solo per ricopiare le risposte.
Avremo tassativamente 100 minuti, quindi in meno di un minuto dovremo cercare la domanda, leggerla, capirla, dare la risposta. Tipo rischiatutto insomma. Ma almeno i numeri delle domande saranno in ordine? Naturalmente no. Meno male che non ho il naso che cola sennò significava che per soffirami il naso mi bruciavo altri 7-8 minuti.
Nell'attesa che si protrae, somo oramai quasi le 11, i commenti verso ministra, governo e compagnia bella si fanno sempre più taglienti; l'insofferenza dilaga, siamo in attesa da 3 ore, senza poterci allontanare troppo né rilassare, un'atmosfera che mi ricorda quella delle barzellette dove il neo-padre vaga su e giù fuori dalla sala parto in attesa spasmodica che l'ostetrica venga ad annunciare il sesso del nascituro. Solo che qui, su questo piano, siamo quasi un centinaio.
Nel frattempo altri due falsi allarmi quando la dirigente è arrivata prima a portarci le buste grandi e i fogli a lettura ottica e poi quando è venuta a riprendersi due cartelline erroneamente consegnate.
11:30 arriva nuovamente la dirigente e come ogni arrivo precedente sembra un sasso in un formicaio: dai corridoi e dalle macchinette gli "aspiranti" si interrompono e ognuno raggiunge il proprio banco; anche stavolta non è la volta buona, vengono lette ufficialmente le istruzioni operative e chiariti gli ultimi dubbi: nessuno deve in alcun modo togliere il cellophane dal librone dei quesiti prima del suono della campanella; le sorveglianti dovranno tassativamente far cessare la compilazione al successivo suono di campanella.
11:45 arrivano i fogli con le domande; i sigilli dai libroni vengono aperti.
11:53 ci consegnano librone, foglio delle domande e foglio a lettura ottica; il tempo rallenta, tutti ai propri banchi, qualcuno osa e annerisce il pallino della lingua straniera scelta…4 secondi guadagnati.
Non so cosa provano tutti quelli che, sulla linea di partenza, aspettano il VIA, non sono mai stato un bravo sportivo e quando gareggiavo sapevo già di non avere chance, ma oggi credo di aver provato una sensazione simile. Il tempo si dilata e noi attendiamo….11:55…11:58…12:00…12:05: DRIIIIIIINNNNNN.
Mentre scrivo questo resoconto mi accorgo che quei cento minuti sono volati in un niente, chiuso nella mia bolla, mentalmente avevo già riordinato i primi 30 quesiti e sono partito, senza soste, senza tentennamenti, senza indugi.
Una domanda dopo l'altra segnavo la risposta sulla minuta e dove avevo dei dubbi piegavo il foglio del librone ripromettendomi di tornarci successivamente mentre nel mio foglio segnavo le possibili risposte buone. Via, una domanda dopo l'altra, veloce, carico, determinato quando la voce di una sorvegliante annuncia il giro di boa: metà tempo è andata.
Conto; pensavo di avere un buon ritmo e invece sono alla 48°; merda. Cambio di stragegia, nessun ripensamento è concesso; faccio le successive senza più piegare nulla, sperando di poter riguardare quelle lasciate in sospeso (una decina), leggo, rispondo e via; rifletterci? un lusso che non mi posso permettere.
Arrivo all'ultima domanda, mancano 8 minuti, riporto le risposte singole sul foglio a lettura ottica, mancano 3 minuti, provo a rileggere un paio di domande, manca 1 minuto, scelgo a sorte là dove avevo ipotizzato due possibilità, suona la campana, le ultime due, su cui non avevo nessuna ipotesi le annerisco alla cieca mentre le sorveglianti già stanno raccogliendo le buste.
Mi abbandono sulla sedia in preda ad una domanda: perché così poco tempo? Delle perplessità sul metodo del quizzone, dell'eccessivo nozionismo ho già scritto, ma ancora non mi spiego perché non darci nemmeno il tempo di riflettere? com'è possibile avere solo certezze in ogni ambito? quale logica in tutto questo?
Rinuncio a capire, sono fiacco. Resto seduto mentre quelli che non ce la fanno più si accalcano all'uscita, mi lascio attrarre da qualche mano che già stringe accendino e sigarette tra le mani; non mi alzo lasciando evaporare l'improvviso desiderio di fumare, infine prendo le mie cose e torno alla stazione; una sosta per una focaccia e una per dei dolcetti da condividere dopo cena.
Il treno parte alle 14:48, sono a casa poco prima delle 17.
24 ore.
Potrei controllare quante risposte ho azzeccato, ci hanno lasciato tenere librone e minuta, ma non ne ho voglia, riempio la vasca di acqua bollente, qualche goccia di olio profumato. Darò un bacio a mia moglie, ascolterò i miei figli e poi ho tante cose arretrate da smaltire. Domani è un altro giorno.

Lotterie

Mercoledì partecipo all'estrazione di un biglietto di ingresso per poter sostenere un esame e, magari, cambiare lavoro. A parte la mia personalissima difficoltà nel memorizzare nozioni pure e fini a loro stesse, a parte tutti i dubbi sull'utilità di una selezione basata esclusivamente sul nozionismo e sulla fortuna, ma dico, adesso ci dite che una domanda su cinque è sbagliata. E quello che avevo studiato come faccio a cancellarlo?

qui l'ansa.
qui una autorevole riflessione.

Non studiate!

Riporto pari pari la rubrica di Ilvo Diamanti su "La Repubblica" di oggi.

"CARI RAGAZZI, cari giovani: non studiate! Soprattutto, non nella scuola pubblica. Ve lo dice uno che ha sempre studiato e studia da sempre. Che senza studiare non saprebbe che fare. Che a scuola si sente a casa propria.
 
Ascoltatemi: non studiate. Non nella scuola pubblica, comunque. Non vi garantisce un lavoro, né un reddito. Allunga la vostra precarietà. La vostra dipendenza dalla famiglia. Non vi garantisce prestigio sociale. Vi pare che i vostri maestri e i vostri professori ne abbiano? Meritano il vostro rispetto, la vostra deferenza? I vostri genitori li considerano “classe dirigente”? Difficile.

Qualsiasi libero professionista, commerciante, artigiano, non dico imprenditore, guadagna più di loro. E poi vi pare che godano di considerazione sociale? I ministri li definiscono fannulloni. Il governo una categoria da “tagliare”. Ed effettivamente “tagliata”, dal punto di vista degli organici, degli stipendi, dei fondi per l’attività ordinaria e per la ricerca.

E, poi, che cosa hanno da insegnare ancora? Oggi la “cultura” passa tutta attraverso Internet e i New media. A proposito dei quali, voi, ragazzi, ne sapete molto più di loro. Perché voi siete, in larga parte e in larga misura, “nativi digitali”, mentre loro (noi), gli insegnanti, i professori, di “digitali”, spesso, hanno solo le impronte. E poi quanti di voi e dei vostri genitori ne accettano i giudizi? Quanti di voi e dei vostri genitori, quando si tratta di giudizi – e di voti – negativi, non li considerano pre-giudizi, viziati da malanimo?

Per cui, cari ragazzi, non studiate! Non andate a scuola. In quella pubblica almeno. Non avete nulla da imparare e neppure da ottenere. Per il titolo di studio, basta poco. Un istituto privato che vi faccia ottenere in poco tempo e con poco sforzo, un diploma, perfino una laurea. Restandovene tranquillamente a casa vostra. Tanto non vi servirà a molto. Per fare il precario, la velina o il tronista non sono richiesti titoli di studio. Per avere una retribuzione alta e magari una pensione sicura a 25 anni: basta andare in Parlamento o in Regione. Basta essere figli o parenti di un parlamentare o di un uomo politico. Uno di quelli che sparano sulla scuola, sulla cultura e sullo Stato. Sul Pubblico. Sui privilegi della Casta. (Cioè: degli altri). L’Istruzione, la Cultura, a questo fine, non servono.

Non studiate, ragazzi. Non andate a scuola. Tanto meno in quella pubblica. Anni buttati. Non vi serviranno neppure a maturare anzianità di servizio, in vista della pensione. Che, d’altronde, non riuscirete mai ad avere. Perché la vostra generazione è destinata a un presente lavorativo incerto e a un futuro certamente senza pensione. Gli anni passati a studiare all’università. Scordateveli. Non riuscirete a utilizzarli per la vostra anzianità. Il governo li considera, comunque, “inutili”. Tanto più come incentivo. A studiare.

Per cui, cari ragazzi, non studiate. Se necessario, fingete, visto che, comunque, è meglio studiare che andare a lavorare, quando il lavoro non c’è. E se c’è, è intermittente, temporaneo. Precario. Ma, se potete, guardate i maestri e i professori con indulgenza. Sono una categoria residua (e “protetta”). Una specie in via d’estinzione, mal sopportata. Sopravvissuta a un’era ormai passata. Quando la scuola e la cultura servivano. Erano fattori di prestigio.

Oggi non è più così. I Professori: verranno aboliti per legge, insieme alla Scuola. D’altronde, studiare non serve. E la cultura vi creerà più guai che vantaggi. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Ma oggi non conviene. Si tratta di vizi insopportabili. Cari ragazzi, ascoltatemi: meglio furbi che colti!"

insegnanti buoni o cattivi ?

Una storiella, una di quelle impropriamente chiamate "storielle Zen", racconta di un Samurai che, uscito vittorioso da una difficile battaglia, si addormenta ai piedi di un gelso in fiore.
Al risveglio la sua attenzione viene rapita da un bozzolo che, illuminato dal sole, si muove lasciando intuire al suo interno la farfalla pronta ad uscirne.
Restò lì, immobile, alcune ore osservando gli sforzi che la creatura faceva per rompere il bozzolo e quando vide che i movimenti erano cessati, quando pareva che la farfalla avesse fatto tutto quello che poteva e che non avesse più possibilità di fare altro, il Samurai fu colto da una profonda compassione e col cuore colmo d'amore si avvicino al bozzolo e delicatamente lo aprì per fare uscire la farfalla.
La farfalla uscì immediatamente ma il suo corpo era rattrappito e le sue ali, poco sviluppate, si muovevano a stento. Il bravo Samurai rimase lì con lei a lungo, sperando che da un momento all'altro le ali si spiegassero e lei cominciasse a volare.
Solo al tramonto il Samurai si rese conto dell'amara verità: la farfalla era destinata a passare il resto della sua esistenza a terra perché quelle ali non si sarebbero mai più sviluppate. Il gesto d'amore del Samurai l'aveva condannata perché lo sforzo di rompere il bozzolo era ciò che serviva per rendere le sue ali pronte a sostenerla.
Ripenso spesso a questa storiella, soprattutto in occasione degli scrutini scolastici perché credo che molti, troppi, insegnanti si comportino come il Samurai della storiella e, con il cuore colmo d'amore, promuovano convinti di aiutare senza riflettere se, così facendo, non li si mandi avanti "con le ali rattrappite".

qui la versione stampabile.

Sperimentare

Ho fatto un esperimento e mentre insegnavo informatica ai miei alunni di quinta ho cercato di usare Facebook come spporto didattico. FB lo usavano tutti, è uno strumento con cui hanno dimestichezza e secondo me offre buone opportunità anche per usi intelligenti.
L'esperienza mi è piaciuta e ne è nata una relazione che ho presentato qui. Che ne pensate ?

resistere,resistere,resistere….

Mi sento ancora una volta Don Chisciotte; mi accaloro, dibatto scrivo contro un sistema di potere che detesto ma senza ottenere risultati.
Per non tediare i lettori (pochi) di questo blog, ne ho aperto un altro, dedicato esclusivamente alla mia attivita di membro del consiglio di istituto scolastico.
Lo trovate qui o nei link a fianco.

del perchè ho scioperato l’ultimo 11 dicembre

Ho scioperato, malgrado avessi il giorno libero, senza dunque creare disservizi ma rinunciando ad un giorno di stipendio solo per sommare 1 al numero totale degli scioperanti.
Se ne sono sentite e lette tante in questi giorni ed ecco che ho sentito la necessità di motivare le ragioni della mia adesione:

Ministra e ministero si danno un gran daffare per vendere la riforma della scuola come una grande innovazione, come una conquista sociale; tempo e risorse vengono investite nella comunicazione ed hanno realizzato pure degli accattivanti siti (http://nuovilicei.indire.it/, http://nuovilicei.indire.it/, http://nuoviprofessionali.indire.it/).
L’uso e l’abuso di termini altisonanti (cabina di regia, appunti di viaggio, FAQ…) fanno sembrare il progetto brillante ma se si leggono le carte (operazione noiosa e faticosa ma che suggerisco a tutti) si coglie un minimo comune denominatore: le parole magiche "senza oneri" e si scopre che, al di là di molte belle dichiarazioni di intenti, c’è il preciso piano di tagliare quasi trentamila posti.

Ora, così come non credo che i processi possano essere abbreviati per legge, allo stesso modo non credo che basti tagliare posti per migliorare la scuola. Valutazione del merito, responsabilità nell’uso delle risorse, trasparenza della gestione amministrativa, queste sono solo alcune delle cose che, nella mia modestissima opinione, servono per migliorare la scuola ma di tutto ciò nei documenti ministeriali io non ne ho trovato traccia.

Ecco perché sciopero, perché sono stufo di imbonitori che spacciano per filetto di manzo quello che non è altro che cibo per cani.
Buone feste a tutti. Anche alla ministra.